Caduta sul marciapiede sconnesso

 

Caduta sul marciapiede privato ad uso pubblico e risarcimento danni

(Corte di Cassazione, ordinanza pubblicata in data 18/01/2018)

 

Il Comune, consentendo l'utilizzazione, per pubblico transito, di un'area di proprietà privata si assume

l'obbligo di accertare che la manutenzione dell'area e dei relativi manufatti non sia trascurata.

L'inosservanza di tale dovere di sorveglianza, che costituisce un obbligo primario della Pubblica

Amministrazione, per il principio del neminem laedere, integra gli estremi della colpa e determina la

responsabilità per il danno cagionato all'utente dell'area, non rilevando che l'obbligo della manutenzione

incomba sul proprietario dell'area medesima.

 

Il fatto

Tizio cita in giudizio il proprietario del marciapiede e l'ente pubblico che lo ha autorizzato a realizzare delle

grate di aereazione sul marciapiede aperto al pubblico, a causa delle lesioni personali subite a seguito di

una caduta. In particolare, la caduta era avvenuta a causa di una grata metallica che si è aperta improvvisamente al suo passaggio.

La domanda viene rigettata sia in primo che in secondo grado.

La Corte territoriale, in particolare, ha escluso la configurabilità sia di una responsabilità ex articolo 2051

c.c. (responsabilità per cosa in custodia), trattandosi di marciapiede di proprietà privata, anche se soggetto

ad uso pubblico, sia la responsabilità per colpa ex articolo 2043 c.c. (responsabilità per fatto illecito), in

quanto non era stata segnalata al Comune la pericolosità, per i pedoni, dello sportellino esistente sulla

grata metallica collocata sul marciapiede di proprietà privata.

Tizio ricorre in Cassazione.

È possibile, nel caso di specie, configurare un rapporto di custodia ex articolo 2051 c.c. in capo al Comune?

La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, ex articolo 2051 c.c., è di natura oggettiva,

incentrata sulla relazione causale che lega la cosa all'evento lesivo, senza che, ai fini della verificazione di

tale evento, trovi rilievo alcuno la condotta del custode e l'osservanza o meno di un obbligo di vigilanza da

parte di quest'ultimo.

Secondo la Corte non basta a riconoscerlo in capo all'ente comunale rispetto alle strade private aperte al

pubblico transito, il fatto che anche queste siano soggette, a norma delle norme del codice della strada, ai

poteri/doveri di vigilanza finalizzati a garantire la circolazione dei veicoli e dei pedoni.

È, invece, ravvisabile una responsabilità aquiliana ai sensi dell'articolo 2043 c.c., là dove si vengano a

determinare omissioni o carenze nel controllo e/o vigilanza sull'operato del proprietario o colpevoli errori

nell'assunzione delle decisioni in materia di manutenzione, gestione della strada medesima (cfr. ancora

Cass. n. 22839 del 2017, cit.; v. anche Cass. 22/10/2014, n. 22330).

Quindi un marciapiede, ancorché di proprietà privata, aperto al pubblico non esonera l'amministrazione

comunale, in virtù del principio della responsabilità per fatto illecito (2043 codice civile), a garantire che la

circolazione dei pedoni avvenga in condizioni di sicurezza.

Da una parte, quindi, il privato proprietario della strada aperta al pubblico transito deve garantire la

sicurezza della circolazione (articolo 14 C.d.S.) e ad adottare i provvedimenti necessari ai fini della sicurezza

del traffico sulle strade (Decreto Legislativo 26 febbraio 1994, n. 143, articolo 2); dall’altra il Comune deve:

a) segnalare ai proprietari di essi le situazioni di pericolo suscettibili di recare pregiudizio agli utenti della

strada; b) adottare i presidi necessari ad eliminare i fattori di rischio conosciuti o conoscibili con un attento

e doveroso monitoraggio del territorio; c) rimuovere le situazioni di pericolo, chiudere la strada al traffico,

come extrema ratio, permanendo l'eventuale negligenza dei proprietari dei fondi finitimi.

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